Conversazioni con il Consultorio

Rubrica di psicologia

 

Con questa iniziativa desideriamo avviare un dialogo aperto con voi lettori che ci seguite: potrete scriverci per porre dubbi e interrogativi riguardo a ciò che vi accade, o anche semplicemente per descrivere una vostra esperienza e condividerla.

Abbiamo creato una mail riservata in cui ognuno può raccontarci una propria questione o suggerire situazioni od eventi che considera meritevoli di ricevere una maggiore risonanza. Periodicamente, e nel rispetto della privacy, pubblicheremo una lettera fra quelle ricevute a cui cercheremo di dare una risposta fornendo nuovi spunti di riflessione.

 

Scrivete a

conversazioni@consultorioudinese.it


 

Vi propongo un frasseggio che è avvenuto di recente con una persona che dopo vari ripensamenti, durati un paio d'anni, ha deciso che per lei era venuto il momento di affrontare quei conflitti interni, che, dopo il primo approccio, aveva cercato di risolvere in un altro modo, contando che il tempo l'avesse potuta aiutarla a rimuoverli.

Considero per un paziente un atto di coraggio riconoscere il fallimento di questi tentativi e il riproporsi allo stesso psicoterapeuta per riprendere il dialogo là dove era stato interrotto. Quando riusciamo a consentire che questo avvenga abbiamo sicuramente fatto un buon lavoro, che riconosce anche il valore che la persona deve poter disporre per sé, il diritto di mantenere le sue difese psichiche quando il metterle in discussione può rappresentare per lei una minaccia ancor maggiore.

 Buona sera

non so se si ricorda di me... un anno fa circa ma poi non ci siamo più sentiti, forse perché avevo cercato erroneamente di rimuovere i dispiaceri evitando di parlarne... all'epoca degli incontri in Viale 23 Marzo ero prossima al primo tentativo di procreazione assistita per via di un problema di infertilità maschile. Quel primo tentativo fallì. E fu uno shock non da poco. Speranza e sogni andati in frantumi... al primo tentativo ne è seguito un secondo, recentissimo e fallito di nuovo... un fallimento diventa trauma, due diventano un tunnel senza luce... ma non è finita qui. Nel mezzo un rapporto coniugale tenuto in piedi da convenzioni e distrutto da rancori. E non basta.

 

Cari tutti,
vi scrivo perché ho bisogno di un consiglio e possibilmente di un aiuto. Il mio migliore amico, L., soffre tremendamente di solitudine, da molti anni ormai, e credo che ci sia una bella dose di depressione lì in mezzo, una depressione che lui si rifiuta di vedere come tale, ma che chiama "il buco": un vuoto che lo consuma.

Mia figlia ha trovato molto giovamento frequentando la Casa dei Piccoli. Entrando all’asilo per la prima volta, si è relazionata facilmente con gli altri bambini ed io ho imparato ad accompagnarla nella sua crescita senza soffocarla.

la mamma di Alice, 3 anni

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