Buona sera

non so se si ricorda di me... un anno fa circa ma poi non ci siamo più sentiti, forse perché avevo cercato erroneamente di rimuovere i dispiaceri evitando di parlarne... all'epoca degli incontri in Viale 23 Marzo ero prossima al primo tentativo di procreazione assistita per via di un problema di infertilità maschile. Quel primo tentativo fallì. E fu uno shock non da poco. Speranza e sogni andati in frantumi... al primo tentativo ne è seguito un secondo, recentissimo e fallito di nuovo... un fallimento diventa trauma, due diventano un tunnel senza luce... ma non è finita qui. Nel mezzo un rapporto coniugale tenuto in piedi da convenzioni e distrutto da rancori. E non basta.

Una relazione inaspettata che inizialmente ha risvegliato emozioni sopite da tempo ma sarebbe bastato poco per scorgere un egoismo che tutt'ora so che esiste ma faccio finta di non vedere o meglio non ci riesco. È del tutto evidente il gioco facile con chi come me si aggrappa ad ogni barlume di calore umano e offre tutta se stessa in cambio di briciole, scampoli risicatissimi di tempo che per me non c'è mai ma c'è eccome per cene con colleghi ecc. E io nel frattempo rischio sempre il tutto per tutto. Scrivo al presente perché, nonostante siano passati mesi (da luglio), e io a livello teorico abbia inquadrato abbastanza bene la situazione, non c'è nulla da fare, mi riprometto, mi impongo di riuscire a staccarmi un po' ma non ci riesco. Ad ogni incontro dimentico tutti i dispiaceri, ma poi mi trovo a piangere perché mi rendo conto di essere stata travolta, anzi tradita, da un'emozione diventata quasi una dipendenza e non so come uscirne. Dott Rizzi se ritiene di potermi anche solo vedere in breve per poi vedere cosa fare sarebbe già un sollievo e un passo avanti. Gliene sarei grata. Ho solo paura che con tutti questi traumi mi ritornino gli attacchi di panico.

Attendo sua risposta, 
grazie

 

 

Risposta

È comprensivo il tentativo che lei ha fatto di cercare di giungere da sola ad una soluzione, molto spesso ci si dice “che ci vuole” per cui si pensa che da soli si possa trovare la via per risolvere una situazione complicata. Poi si scopre che non è così semplice e ai vecchi problemi se ne aggiungono dei nuovi che rendono ancor più complesso trovare la risposta più adatta. Il rischio è che anche il desiderio di un figlio nasconda una falsa soluzione del problema, che va affrontato all'interno della relazione di coppia per cui la presenza di un figlio comporta un riequilibrio che non è semplice da trovare e che sposta il problema su un versante che poi coinvolge anche il bambino che potrebbe nascere. Lei descrive un'altra possibile soluzione al problema quando, per far fronte alla doppia delusione per non aver potuto avere un figlio, s'è rivolta ad un altro uomo, sicuramente con l'illusione di stare meglio e ricevendone in cambio “scampoli risicatissimi” di benessere che non bastano mai e che lasciano insoluto il problema di fondo. È vero che rappresenta un passo avanti la sua decisione di occuparsi del suo malessere, che propabilmente riguarda un disagio molto profondo della sua persona, questo però significa non doversi più nascondere cercando delle soluzioni posticcie ma affrontando con coraggio un dolore che coinvolge l'intero suo essere nella ricerca di faticose risposte al suo problema.

Luciano Rizzi

Mia figlia ha trovato molto giovamento frequentando la Casa dei Piccoli. Entrando all’asilo per la prima volta, si è relazionata facilmente con gli altri bambini ed io ho imparato ad accompagnarla nella sua crescita senza soffocarla.

la mamma di Alice, 3 anni

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